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giovedì 24 febbraio 2011

INVECE IL CENTO C'E'...

"Sei tu". Lisa
 Il bambino è fatto di cento. Il bambino ha cento lingue
cento mani cento pensieri cento modi di pensare 
di giocare e di parlare cento sempre cento modi 
di ascoltare di stupire di amare 
cento allegrie per cantare e capire cento mondi da scoprire
cento mondi da inventare cento mondi da sognare.
Il bambino ha cento lingue (e poi cento cento cento) 
ma gliene rubano novantanove.
La scuola e la cultura gli separano la testa dal corpo.
Gli dicono: di pensare senza mani di fare senza testa 
di ascoltare e di non parlare di capire senza allegrie 
di amare e di stupirsi solo a Pasqua e a Natale.
Gli dicono: di scoprire il mondo che già c’è 
e di cento gliene rubano novantanove.
Gli dicono: che il gioco e il lavoro la realtà e la fantasia 
la scienza e l’immaginazione il cielo e la terra 
la ragione e il sogno sono cose che non stanno insieme.
Gli dicono insomma che il cento non c’è.
Il bambino dice:
invece il cento c’è!
(Loris Malaguzzi) 
Grazie a Maestra Patty per avermela fatta conoscere 
e alla piccola Lisa che stamattina mi ha regalato questo disegno!

martedì 5 ottobre 2010

5 OTTOBRE: GIORNATA MONDIALE DELL'INSEGNANTE

IL MANIFESTO DEGLI INSEGNANTI

1. Amo insegnare. Amo apprendere. Per questo motivo sono un insegnante.
2. Insegnerò per favorire in ogni modo possibile la meraviglia per il mondo che è innata nei miei alunni. Insegnerò per essere superato da loro. Il giorno in cui non ci riuscirò più cederò il mio posto ad uno di loro.
3. Insegnerò mediante la dimostrazione e l'esempio, il riconoscimento dei miei errori illuminerà il mio percorso.
4. Accompagnerò i miei alunni alla scoperta della realtà che li circonda, assecondando e stimolando in ognuno di loro la curiosità e la ricerca, le domande e la passione.
5. Non potendo trasmettere ai miei studenti la verità, mi adoprerò affinché vivano cercandola.
6. Incoraggerò nei miei studenti l’impegno e la volontà di migliorarsi costantemente e di non rassegnarsi mai di fronte alle difficoltà. Io stesso provvederò a formarmi e aggiornarmi continuamente.
7. Farò in modo che la scuola sia il mondo, e non un carcere.
8. Non trasmetterò ai miei studenti saperi rigidi e preconfezionati. La mia visione del mondo mi guiderà, ma non sarà mai legge per loro. Il dubbio e la critica saranno i pilastri della mia azione educativa.
9. Promuoverò lo studio per la vita e contrasterò lo studio per il voto.
10. Raccoglierò elementi di valutazione, rifiutando approcci semplicistici e meccanici che non tengano conto delle situazioni di partenza, dei progressi, dell’impegno e della crescita complessiva del singolo alunno.
11. Lotterò affinchè la scuola sia la scuola di tutti, la scuola in cui ogni studente possa apprendere seguendo tempi e tragitti individuali. Farò in modo che i miei studenti mi scelgano e non mi subiscano.
12. Aiuterò i miei alunni a illuminare il futuro leggendo il passato e vivendo in pienezza il presente. Li aiuterò a stare nel mondo così com'è, ma non a subirlo lasciandolo così com'è.
13. Resterò fedele a questi punti in ogni momento della mia azione educativa, pronto ad affrontare e superare tutti gli ostacoli formali e burocratici che si presenteranno sulla mia strada.

venerdì 1 ottobre 2010

LA PEDAGOGIA DELLA LUMACA

La mia bibliotecaria di fiducia, alias "lamisorella", mi ha consigliato un libro molto bello: "La pedagogia della lumaca"di Gianfranco Zavalloni. Dopo mille libri e teorie di pedagogia fagocitate per gli esami universitari e che spesso hanno lasciato ben poco nella mia formazione di insegnante, ecco un testo chiaro, semplice, che ci porta a riflettere sul bisogno di tornare ad un "fare scuola" di qualità. Alcuni genitori e perchè no, anche alcuni insegnanti, tendono a giudicare il lavoro fatto dai bambini a seconda della quantità di carta prodotta. Mi ha fatto fare un salto nel passato questo libro! Io, da piccola, non ho frequentato la scuola materna, ma ho avuto lo stesso la possibilità di scoprire il mondo attraverso gli occhi, le azioni e  la voce di chi mi circondava. La nonna Emilia mi ha insegnato i segreti della cucina...mi faceva mescolare il budino e pulire i vetri con la spugna che lasciava mille pelucchi. Mi ha insegnato l'amore per la cura della casa e della famiglia. Mi faceva giocare in strada; ogni tanto mi chiamava a gran voce e io da lontano rispondevo...per lei bastava...mi ha insegnato ad avere fiducia! Il nonno Luigi mi viziava, mi portava i coccodrilli gommosi e me li dava di nascosto...mi ha insegnato la complicità! Mi portava in campagna, in questo periodo di inizio autunno e raccoglievamo le pannocchie rimaste a terra nei campi che poi sgranavamo e davamo alle galline da mangiare. Mi ha insegnato il piacere di correre in un campo, la magia del trovare un tesoro (la pannocchia), la felicità di ascoltare storie mentre seduti in giardino lentamente si sgranava, il rispetto per il cibo e il ciclo della vita (visto che le galline poi finivano ripiene sulle nostre tavole!). Osservavo gli zii lavorare (producevano ciabatte) e capivo l'ordine, la sequenzialità, il rispetto dei tempi e degli spazi, la collaborazione...
Tornavo a casa e non avevo niente da mostrare...eppure avevo una valigia piena di conoscenze...

"PERDERE TEMPO AD ASCOLTARE - Vogliamo insegnare imparando ad ascoltare e raccogliendo la cultura e le emozioni di ogni bambino.
PERDERE TEMPO A PARLARE INSIEME - Vogliamo parlare con i bambini e non solo dei bambini senza preoccuparci di tagliare i tempi per essere sempre più produttivi.
PERDERE TEMPO NEL RISPETTO DI TUTTI - La vita di gruppo, la conoscenza reciproca e gli affetti nascono dall’ascolto e dal rispetto dei tempi e dei ritmi di ognuno.
PERDERE TEMPO PER DARSI TEMPO - Ci piace seguire sentieri inesplorati, linee circolari, indirette, per scoprire e apprezzare le piccole cose.
PERDERE TEMPO PER CONDIVIDERE LE SCELTE - È importante organizzare a scuola, insieme ai bambini, zone di libertà, dove tutti possono sentire la responsabilità di ciò che hanno scelto.
PERDERE TEMPO PER GIOCARE - Il gioco libero permette ai bambini di esprimersi, di condividere le regole, di capire il mondo, di entrare in rapporto con gli altri.
PERDERE TEMPO A CAMMINARE - Passeggiare insieme ai bambini, muoversi a piedi, andare al ritmo dei nostri passi, aiuta a conoscerci di più e a vivere meglio in un territorio.
PERDERE TEMPO PER CRESCERE - Per prepararci al nostro futuro è necessario dare tutto il tempo e lo spazio al nostro presente.
PERDERE TEMPO PER GUADAGNARE TEMPO - Rallentare perché la velocità s’impara nella lentezza.

In una società basata sul successo, sul guadagno e sul vincere, abbiamo mai riflettuto sull’importanza e sul valore pedagogico del “perdere”? Perdere tempo, perdere una partita, perdere un treno, perdere un oggetto, perdere un appuntamento, perdere qualcuno, perdere e basta… perdere!"
(Tratto da LA PEDAGOGIA DELLA LUMACA Ed. EMI - Bologna 2010)
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